02/06/2026

scritto da L
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Autore del testo

Immagine di L
Autore del testo L
Immagine di L
Due mondi distanti e opposti si incontrano al tavolo di un bar per dare vita a un denso confronto umano, dove la matematica, l'arte e il dolore si intrecciano nel tentativo di trovare un punto d'incontro tra due vite.
- Nota dell'autore L

Testo: 02/06/2026
di L

Nel punto di incontro tra una discesa e una salita 
In quella piccola depressione, tra le montagne della vita
In un bar, un pomeriggio, si apriva una nuova via
Due mondi a confronto
In questo universo parallelo, la mia poesia 
Judo di pianeti che trasudano corpi
Discussioni che ribaltano concetti, contrari, ideali corrotti
Oggi non si apre un sipario, 
Si chiude un' epoca, a imbuto, di tutto ciò che è temporaneo
In un tutto passa che lacera nel suo attrito
Un pomeriggio, il mondo si ferma, e ascolta questo grido
Tanti tavoli: rotondi, squadrati, affiancati da finestre
Quasi a delineare le pieghe di quei discorsi, difronte a impassibili, centrali, ginestre
In mezzo a tutti quei tavoli 
Ve n'era uno, di forma troppo normale per adattarsi a quel contenuto
Al tavolo si siedevano due re di Imperi diversi
Il primo di un regno caduto, spesso ancor prima di nascere
L'altro di un regno che vantava ogni bene, male, e prospettiva di ogni genere 
Di questi tempi, di che vuoi che si parli caro lettore... Affari
Soldi, scambi, tempo 
Tutti fattori di un meccanismo dei contrari
 
Era un depresso, un po' poeta, un po' nessuno 
Era un collezionista, un po' importante, cercava qualcuno 
E nel sottosopra del pensiero, si addentravano:
Parola dopo parola, verso dopo verso, battuta dopo risposta 
Il depresso stava lì, già da un po', era puntuale 
Il collezionista era un po' in ritardo, si faceva desiderare 
Lo avesse veramente un solo desiderio quel vuoto mobile
Sarebbe di non averne, come spesso accade nelle sue giornate spoglie
Alla buon ora arrivò al tavolo 
Poca confidenza, e tanta formalità, una stretta di mano
"Parliamo d'affari, così si dice no?"
"Vediamo la merce, poi parliamo"
"Diretto eh?"
"Di solito, da solo, mi prendo in giro, girando per mille problemi senza trovare una soluzione,
Ma è una storia lunga, vediamo qual è la sua passione"
Aprì quella valigetta, vettore di un peso schiacciante
Farfalle
Il depresso restò a guardare, con una falena nel petto, che dentro, lo stava a squarciare
"Ti piace eh?
Sai, sono uno che cerca la bellezza"
"Cos'è per te la bellezza?"
"L'assoluto disciolto nel relativo"
"In che senso?"
"Prendi una farfalla qualsiasi, la più brutta o la più bella"
"La più brutta"
"Come mai?"
"Perché per me, è la più bella"
"È proprio questo che intendevo, l'idea assoluta di bellezza viene espressa nella relatività di ciò che è brutto a tutti con l'eccezione alla regola."
"Lei parla contrastando il contesto, Io lo adatto:
L'idea della bellezza assoluta, è disciolta nella diversità di tutte queste farfalle...
Non è questo a renderle belle?
Io la vedo come la frammentazione della perfezione, in ogni piccolo cristallo di autenticità."
"Che lavoro fa lei?"
"Diamoci del tu, comunque il mio pensare a volte è un lavoro stesso per l'impegno che c'è dietro"
"Capito... Andiamo avanti"
Arrivò un cameriere, caduco e saturo del suo lavoro 
"Buonasera signori, che vi porto?"
Il depresso, abituato a una scelta involontaria e ripetitiva:
"Un caffè"
Il collezionista, degustatore un po' di tutto, provò il vino più antico 
"Il rosso più buono che avete, grazie"
Il cameriere, con l'aria di chi ha architettato tutto, svanì in una frase:
"Vi ho lasciato al centro del tavolo una ginestra, che possa, prismaticamente, farvi guardare"
Il depresso rispose da sé e sè, tra i suoi tanti sê:
"Solo lui si capisce"
Continuando la conversazione 

Chiese al collezionista:
"Quanto vuoi per quella più brutta?"
(Cercando disperatamente una copia di quella falena, una ragazza che portava ancora dentro)
"Quanto hai?"
"Più niente che poco"
"Cosa vuoi scambiare?"
"Parole, voglio capire il perché dietro tutto questo"
"Inizi pure"
"Perché lei colleziona?"
"Tutto ciò che è cumulabile è preda del collezionismo, non faccio altro che raccogliere per apprezzare quella stessa diversità che ha descritto prima, le torna?"
"Lei chi è dietro tutto questo?"
"Una persona energica, che sa apprezzare nella sua compostezza"
"Risposta semplice, quasi banale...
Penso che questa logica del collezionismo allora si possa universalizzare: sentimenti, esperienze, persone...
È come avere farfalle di tante sfumature di colore
Eppure noi che da collezionisti ci vantiamo tanto per aver accumulato, quello stesso materiale ha sotterrato la nostra umanità, ci ha tumulato sotto un'intifada di futili pensieri."
"Io non tengo e basta, sono anche. Alla fine questa vita, i nostri rapporti, sono un dare e avere"
"Tenere... Dare...
Non sappiamo dare senza avere, come facciamo a parlare di investimenti a lungo termine in questa vita collega?"
"Qual è per lei l'uso corretto che va fatto di tutto questo?"
"Non di accumulare, ma di preservare
Ragionare per strette necessità più che per bisogni eccessivi
E soprattutto, non passare da essere controllati a controllare...
Perché siamo bravi a riversare ciò che ci viene fatto: da pedine, a collezionati, a collezionisti.
Ma non fermiamo l'ingranaggio: questo mulino che per farti vento, ti schiaccia dentro a ogni passaggio"

"Lei non è un santo, adora questo suo bene interiore che ha trovato finché il male non le porta vantaggio.
Lei dentro ha una bussola, orientata verso la prima cosa buona che trova, perdendo di vista il proprio cammino"
"Sa... Il mio non è bene, fa' parte di un male necessario
Sono d'accordo con lei: il male e il bene sono due concetti complementari difficili da distinguere a volte.
Dicono che il male sia banale, che possono farlo tutti e che sia inevitabile 
Io le mostrerò un grande cortocircuito che parte da un tilt del singolo. 
Oggi ha idea di quanto tempo passa tra il dire ti amo e ti odio alla stessa persona."
"Varia, ma presuppongo che per lei si approssimi a zero"
"Si, contando tutto ciò che avviene alle spalle in molti rapporti, ma andiamo avanti.
Siamo pronti a mascherare quell' odio con una maschera di ferro che non guarda in faccia a nessuno, fatta di pensieri razionali.
Come se l'odio fosse giustificabile... E noi ci impegnamo pure a evidenziarlo. 
Ecco perché spesso le persone odiano: perché ad un confronto razionale, hanno deciso di razionalizzare l'odio."
"Non è quindi l'assenza di pensiero che lo crea nel suo vuoto, ma il voler costruire e ragionare su un qualcosa di irrazionale.
È come costruire un edificio sulla sabbia"

"Ci capiamo eh?"
"Si, ma ciò non mi distoglie dalla sua occasionalità e l'opportunismo nelle scelte, lei è una bussola"
"Trasliamo il ragionamento da spazio a tempo, che scandisce tutte le scelte che ho fatto
Dentro non ho una bussola, ma tre orologi che si muovono 
Il primo è il pendolo: oscillante, in bilico, costante
Nella monotonia capisci che andare avanti o indietro nei giorni, non fa' differenza 
E forse a lungo termine arriverai al tuo traguardo...
Un po' più vuoto, come passare da sobrio ad astemio 
Il secondo orologio è normale: va avanti in senso orario, come tempo lineare, continuo, circolare... Come lo vuole chiamare 
Il terzo è un orologio mezzo rotto: vanno tutte le lancette, tranne quella dei secondi 
Metafora della mia vita in cui gli anni passano, ma analizzo ogni istante, attimo, scarto di questo tempo
Prima, ora, dopo
Mi mantiene attivo in ogni momento"
"E lei in quale di questi si identifica?"
"Pessimista cronico, perso nell'anacronismo del cambiamento, nel terzo orologio del presente."

In quel momento, il tempo stesso forse provò compassione
Cambiando colore dal blu, chiaro e innocente 
All'arancione tipico di sere dolci e tremende
Il collezionista era serrato, schietto, catalogato

"Lei predica il male o il bene in questo passare del tempo?"
"Il mio male è la cura verso il prossimo, forse l'unico bene che sono in grado di regalarle"
"Dovrebbe avere fiducia, so che è difficile... 
Ma lei è bravo a guardarsi dall'esterno, lo faccia ora"
D'un tratto il depresso si perse nel suo sguardo in un punto fisso, 
Come sorvolando in una visuale che il mondo non aveva ancora visto
"Ho detto tanto, anche se provavo un quarto di ciò che le ho detto...
Eppure io, in qualche modo, 
da questo animale morto che giace per strada,
qualcosa ancora sento."
"Sa... Lei forse ha fatto il mio stesso errore: collezionare
Nel suo caso, dolore"
Come foglia che si spezza nell'interiore, 
Sublimando in un pianto esteriore
L'animo, la foglia, il poeta
Si estingue nel fuoco della singolarità 
"Sa... Io non colleziono, come lei.
O se proprio dovessi farlo, avrei organi, come la spina dorsale di questo scheletro.
Forse è proprio questa la vita: siamo intrappolati in un foglio delineato dal nostro pensiero, e dobbiamo limarlo quanto basta per sezionare nel nostro scheletro"
"Filosofo eh?"
"No, poeta
Ma nella sua riflessione colgo molti punti simili, ci avviciniamo, anche se agli antipodi"

"Quindi lei colleziona poesie, i corpi che descrive?"
"Io non colleziono parole,
Non le inchiodo su questi fogli,
E questi fogli sui muri, per vantarmi.
La mia poesia ha carattere ricombinante.
Prenda questi testi"
"Stend up comedy, grovigli spinati, caos, labirinti, cattedrali, buchi neri... Tu hai 17 anni?"
"Mi hanno descritto come gigante buono, mostro, banalmente filosofo, "l'uomo cattivo"... 
A lei che impressione ho fatto?"
"Come se avesse preparato tutti questi testi, per presentarsi come lei vuole che gli altri la vedano, perché?"
"È facile confondere le persone: le cataloghiamo, le collezionismo, abbiamo già in mente tutto ciò che sono state, che sono, e che possono diventare"
"Se lo fa' per non essere catalogato, si sta catalogando lei stesso, le torna?"
"Sia chiaro, non sono solo un escluso, un alieno, un' inetto in questo mondo...
Io sono l'anomalia nel sistema"
"Una specie di hacker?"
"Si, disposto ad annichilire ogni sistema che non si adatti al dolore umano"
"Quindi vuole solo distruggere?"
"No, vorrei solo creare spazi in cui il mondo di ognuno riesce a vivere negli spazi di tutti...
Vorrei accorciare le distanze, per quanto mi è possibile...
Vorrei trovare il tempo, per me, per chi amo, per ricominciare a vivere..."

"Le sarò sembrato un tipo un po' eccentrico, sfarzoso, brillante all'inizio... Ma anch'io come lei covo queste volontà latenti. A tratti le ho realizzate, a tratti però sento che la mia appartenenza ad esse cala col tempo..."
Nella genetica di quei testi, nel DNA scritto a colpi di quelle parole, ogni pezzo si poteva separare e vivere di vita propria se riagganciato ad un altro strappo pronto ad accoglierlo
"Prenda queste poesie, le strappi come meglio crede"
"Veda che non è tutto da buttare... Sicuro?"
"Lei non sta buttando, sta riciclando... Mescoli tutti i piccoli filamenti in questo bicchiere vuoto, ne estragga due subito dopo"
Il collezionista era incredulo per la prima volta nella sua vita, ai suoi occhi 
Qualsiasi frase, qualsiasi concetto, qualsivoglia nuovo collegamento
Era agganciabile da quella mente che fino a poco tempo fa', era spenta, seria e in attesa 
"Lei riesce a riavvolgere il nastro, 
A passare da un concetto all'altro 
Una telecamera che guarda il suo stesso vissuto"
"Non si stupisca, quando lei ha in mente un ricordo è grazie ai suoi neuroni che ripercorrono lo stesso punto, anche a distanza di anni, in cui quel ricordo è nato...
Non ho fatto nulla di nuovo, ai suoi occhi quei giorni tristi sembrano lontani
Ma quando ci sei dentro, li hai superati, e poi ci ritorni, è tutto più chiaro e sai muoverti tra un dramma, una soluzione, e un' altra strada che hai segnato nel tuo diario"

"Le dà fastidio se fumo?"
"Nervoso eh?"
"No... Ci devo solo pensare un attimo..."
"Senza di quella non sa pensare?"
Con tutta la pazienza del mondo, inalò un po' di calma
Rilasciando rabbia in vapore
"Mi aiuta a distrarmi, avere la testa pesante per i troppi pensieri è un dramma di molti, vero?"
"Lei si sà prendere in giro in maniera così subdola che neanche se ne accorge"
Un po' è vero, quelle sigarette, frutto del suo esasperarsi
Prendersi in giro
Un morto a galla in un vulcano attivo 
"Parallelamente... Lei beve caffè"
"Dovrei trovare una reazione in me che bilanci questo squilibrio chimico che ho nel cervello"
"Siamo tutti un po' dipendenti, ma perché lei ne fa' un male maggiore?"
"Perché dipendere ti ancora a qualcosa, qualcuno 
E muori dentro ogni volta che fai un passo 
Udendo il pianto di un bambino 
Che scalcia dentro in contrappasso"
"Creda di più in sé stesso 
Non ad altri
E trovi la sua forza per alzarsi dal letto
Non una misera dose di dopamina 
Felicità effimera"

"Ha ragione, non glielo nego"
"Sa che c'è?
Il suo male quotidiano però 
Mi ricorda tutto di me
I pianti, le sconfitte, le vittorie 
Ma tutti partiamo da un pianto, l'arte sta nel trasformarlo"
"Non è arte, è matematica"
"Lei razionalizza il dolore?"
"No, sarebbe la cosa più cinica di questo mondo 
Io lo sento e lo analizzo, 
Continuamente mi domando:
"PERCHÉ... PERCHÉ..."
Eppure un giorno scoprii che tutti quei perché avevano una sola risposta"
"E qual era?"
"Guardi questo grafico
È la nostra vita rappresentata ordinatamente con un livello di persona
Indice dell'essere sé stessi
Misurato grazie al legame tra il suo tutto e il suo niente 
Ascissorialmente il tempo, 
Che si intreccia tra assoluto e relativo"
"Cosa ci trova lei di tanto umano in una funzione?"
"Superficialmente se abbiamo un massimo siamo tutti contenti,
se un minimo un po' meno
E di sicuro se abbiamo un po' oscillato siamo finiti personalmente, a livello di superficie, sullo zero"
"Da dove deriva l'umano che governa questo tratto?"
"Dalla sua persona, 
Parallelamente 
Sottostante
Interiormente 
Risente del contraccolpo arbitrario 
A ogni massimo o minimo superficiale, corrisponde uno zero personale
A ogni zero superficie corrisponde l' esondazione interiore più totale"
"Sa qual è il più grande difetto della matematica?
L'oggettività"
"Come mai?"
"Non sà trovare sinonimi, apprezzando le diversità
Logica, razionale convergente nella sua spigolosità"
"Per come la insegnano è vero... Ha trovato la falla nel sistema 
Per come la sento, la probabilità mi dice che la vita possibilità è in ogni scena
Non ci limitiamo, accogliamo quello stesso infinito che ci compone"

E mentre i due si strinsero la mano
Il sole ormai calava piano
Quando la ginestra cantò il richiamo 
Il cameriere zitto si sedette al tavolo

"Formica che muove il mondo,
Lucciola che squarcia il cielo
Cuore che sboccia in pensiero
Oltre le nuvole di questo stelo
Essere così brutti e fare cose così belle
Essere così belli e fare cose brutte
Ci sono anche corrispondenze 
Tra questi inconsci, subconsci e coscienze
In questo universo cubico prismatico di specchi
Enigma che giri, ruoti, smantelli e ricomponi
Tele bianche, macchiate dal peccato 
Oceani di globuli: rossi, blu, neri
Tutti assorbiti, a tratti sovrapposti
Sagome di confini tratteggiati
A volte spalancati, a volte colmati
Oh tela che sanguini
Da svariati rintocchi, le ombre che piangi ti ritornano sul velo
Senza schiarire questo mare nero
Piccola sposa, vedova del tuo sole
Che mi parli dal centro di questo pensiero 
Scardina le porte di questi pensieri
Rendili sferici, ma non proiettili 
Api: vettori di vita diretti al suo dolce siero
Neuroni di ragni che tessono ogni uomo, donna, fardello
Quanto sarebbe bello, se anche tu fossi mio fratello...
Senza dare motivi, senza mascherare niente 
Solo occhi spalancati, come finestre su un altro pianeta
Sai, piccola ginestra...
Anche un bimbo ti saprebbe raccogliere da terra
Ma un grande titanio ti strapperebbe, sfregiando il viso di un erba acerba
Sai piccola ginestra...
Forse è proprio quel petalo di armonia che ci manca
Perso nella fretta, fredda morte di questi giorni
Alla ricerca di un longidopaminevole flusso
Io ti rubo, Dedalmente fragile
In un bacio: caos armonico irrealizzabile"

02/06/2026 testo di L
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